La Camera ha approvato all’unanimità un emendamento al Decreto Sport che introduce regole più stringenti per la sicurezza delle piscine.
Il cuore del provvedimento è l’obbligo di garantire che i sistemi di aspirazione dell’acqua rispettino gli standard di sicurezza attualmente previsti. In caso contrario, scatterà l’obbligo di adeguamento e, se le irregolarità non verranno risolte, la chiusura dell’impianto. L’articolo 4-bis introdotto dalla conversione in legge del decreto-legge 26 giugno 2026, n.108, recante disposizioni urgenti in materia di sport, per lo svolgimento di grandi eventi e l’efficacia del documento di identità non precisa nulla riguardo ad eventuali tempi di adeguamento, modalità di controlli, o altro.
Perché questa stretta?
Negli ultimi anni diversi incidenti, alcuni dei quali molto gravi, hanno riportato l’attenzione sul rischio di intrappolamento. Quando una griglia è assente, danneggiata o non conforme, o quando il sistema non è correttamente progettato e/o installato, l’aspirazione può generare una forza tale da bloccare un bagnante, con conseguenze potenzialmente fatali.
Secondo gli esperti, questi episodi non sono fatalità: derivano quasi sempre da errori di progettazione, installazione o manutenzione.
Qual è il cuore del problema oggi?
La vera incognita riguarda lo stato del patrimonio delle piscine in Italia. Molti impianti sono stati costruiti decenni fa, quando le norme erano meno severe. Altri, pur più recenti, potrebbero non essere accompagnati dalla documentazione richiesta dal D.M. 37/2008, che impone la dichiarazione di conformità (Di.Co.) per gli impianti tecnologici, compresi quelli di trattamento dell’acqua, che comprendono a loro volta i sistemi di aspirazione.
Secondo stime del settore, circa il 90% delle piscine realizzate dopo il 2008 non dispone di una regolare Di.Co., il che significa che potrebbero risultare non conformi solo sulla base della documentazione. E per le piscine costruite prima del 2008, quando la certificazione non era obbligatoria, la situazione è ancora più complessa.
La vicepresidente di Acquanet Rossana Prola, figura di riferimento del settore, sottolinea da tempo la necessità di una maggiore cultura della sicurezza.
Il sottosegretario allo Sport Paolo Barelli ha ribadito che l’obiettivo dell’emendamento è quello di eliminare ogni rischio di intrappolamento, rendendo la sicurezza dei sistemi di ricircolo un requisito essenziale per mantenere aperta una piscina.
Nei prossimi mesi saranno avviate verifiche tecniche che potrebbero avere un impatto significativo sul settore. Se emergerà che una quota rilevante degli impianti non rispetta gli standard richiesti, i gestori dovranno affrontare interventi di adeguamento spesso costosi.
Il rischio è che molte piscine – sportive, ricreative o condominiali – possano essere costrette a sospendere l’attività fino alla messa a norma.
La portata reale del provvedimento sarà chiara solo quando verrà pubblicato il testo definitivo. Resta però evidente che il settore si prepara a una fase di trasformazione importante: da un lato gli investimenti necessari, dall’altro la necessità di garantire che luoghi dedicati allo sport e al tempo libero non diventino fonte di pericolo.
